Filler under 30: sì o no?

Filler under 30: sì o no?

filler under 30

Negli Stati Uniti si parla di prejuvenation, non più di rejuvenation. Tramite la medicina estetica si mira cioè a prevenire la perdita di giovinezza, anziché solo a ringiovanire di qualche anno. Per questo motivo, filler under 30 e altri trattamenti sono all’ordine del giorno e si eseguono sempre prima. Ma è corretto ricorrere a un ritocchino già intorno ai 25 anni? Lo abbiamo chiesto al dottor Andrea Romani, dermatologo plastico, membro del comitato scientifico dell’ISPLAD (International Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncology Dermatology).

Filler under 30: quando e perché

«Nei più giovani le maggiori richieste in ambito medico-estetico riguardano la correzione del naso e delle labbra, ma in questi casi rientriamo nella sfera del miglioramento del proprio viso, allo scopo di piacersi di più, il che spesso giova anche all’autostima». Quando ci sono evidenti imperfezioni morfologiche, il ruolo del medico è quello di “oggettivare” tali difetti per suggerire le soluzioni più adatte a ogni paziente. E migliorare così non solo il suo aspetto, ma anche la sua qualità di vita.

«Spesso è sufficiente un rinofiller a nascondere un gibbo nasale, che può diventare fonte di frustrazione, soprattutto in un’età delicata come la fascia 20-30 anni. Un discorso analogo vale anche per la definizione delle labbra in caso di una mucosa molto sottile o contorno poco definito» – continua il dermatologo.

Filler e prevenzione dell’invecchiamento

La questione cambia quando a 25 anni si desidera prevenire l’invecchiamento cutaneo tramite la medicina estetica. «In questi casi, bisogna operare una distinzione tra i pazienti che hanno una reale necessità anatomica di correggere i volumi del viso e i pazienti che invece godono di una buona qualità della pelle, priva di pieghe o segni di espressione. In quest’ultimo caso, iniettare filler riempitivi creerebbe dismorfismi che stravolgerebbero i lineamenti, poiché “gonfierebbe” il viso. Sconsiglio per esempio di ricorrere al filler a scopo preventivo sulle linee naso-geniene se queste sono appena o per nulla accennate.

Diverso è il caso della necessità di riempire eventuali depressioni morfo-strutturali del volto allo scopo di ottenere una maggiore armonia dei tratti, come può accadere in presenza di zigomi con volumi carenti o di mento un po’ sfuggente. In questo caso, un filler under 30 con acido ialuronico “denso” e strutturato è in grado di riproporzionare le aree del viso svuotate» – spiega l’esperto.

Il concetto di prejuvenation in medicina estetica

Eppure, siamo bombardati da messaggi che ci ricordano che l’invecchiamento inizia a 25 anni, a causa della progressiva perdita di collagene e di acido ialuronico, le sostanze fisiologiche responsabili rispettivamente dell’elasticità e dell’idratazione cutanee. Tale impoverimento cutaneo subisce un’accelerazione a causa dello stile di vita: fumo, esposizione solare senza filtri UV, carenza di sonno, alimentazione povera di nutrienti.

In America si sta già correndo ai ripari con i filler under 30 e in generale tutti i trattamenti di medicina estetica contro le potenziali rughe e lassità dei tessuti. La tendenza, coniata dall’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery si chiama prejuvenation, e indica il desiderio dei giovanissimi di prevenire la perdita di giovinezza tramite il “ritocchino”, mostrando così una pelle liscia, tonica e a prova di telecamera.

La questione è delicata perché dietro – avvertono gli esperti delle associazioni dermatologiche – potrebbero esserci le spinte dei social, che se da un lato aumentano la consapevolezza dei più giovani, dall’altro lato non sempre propongono modelli corretti da imitare. «Il rischio è che venga sottaciuta la capacità rigenerativa della medicina estetica a favore di quella “trasformativa” che tende appunto a stravolgere i lineamenti, creando visi ipergonfi o paralizzati» – avverte il medico.

I trattamenti indicati per gli under 30

Quale trattamento di medicina estetica suggerire a chi volesse “attrezzarsi” già sotto i 30 anni?

«Escludendo i filler under 30, una buona soluzione adatta ai più giovani è rappresentata dalla biorivitalizzazione con acido ialuronico libero, non crosslinkato, che aiuta la pelle a mantenersi giovane e a ridurre gli effetti del sole.

Il trattamento consiste in diverse micro-iniezioni superficiali, effettuate su tutto il viso, in particolare nel derma papillare (lo strato più superficiale del derma, subito sotto l’epidermide ndr). In questo modo l’acido ialuronico si distribuisce in modo omogeneo nel derma, dando un importante stimolo rigenerativo ai fibroblasti a produrre collagene e acido ialuronico. E così la pelle diventa più resistente a cedere.

La biorivitalizzazione si rivela pertanto un trattamento preventivo che va nella direzione della prejuvenation. È ideale prima e dopo l’estate: prima perché arricchisce la pelle di acido ialuronico, che a causa del sole viene letteralmente “consumato”; e dopo perché aiuta a ripristinare le riserve di acido ialuronico stesse, messe a dura prova dai raggi UV e altri insulti. E poi è importante osservare uno stile di vita corretto, evitando il fumo e l’eccessiva esposizione solare, che, anche quando moderata, deve essere sempre supportata da una buona protezione solare» – conclude il dottor Romani.